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Palazzo Barberini

Dimore Storiche

I lavori di costruzione di Palazzo Barberini iniziarono nel 1627 sotto la direzione dell’architetto Carlo Maderno (1556-1629), il quale inizialmente ideò una costruzione quadrangolare che inglobava la preesistente Villa Sforza secondo lo schema tradizionale del palazzo rinascimentale, ispirato al modello di Palazzo Farnese. Solo in seguito fu elaborato il progetto ad ali aperte che trasformava l’edificio in palazzo-villa, unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale e di villa suburbana. Tale impianto, attraverso soluzioni comuni alle ville cinquecentesche,  assicurava un perfetto inserimento dell’edificio nell’ambiente circostante.
Nel 1629, alla morte di Carlo Maderno, subentrò alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini (1598-1680).

La facciata del palazzo su via delle Quattro Fontane scandiva, con il doppio ingresso a destra e a sinistra del porticato, la suddivisione delle due ali aggettanti del palazzo: quella a sud destinata agli ecclesiastici, i cardinali Antonio e Francesco Barberini, all’ultimo piano della quale il cardinal Francesco, uomo di grande cultura, collezionista e letterato aveva collocato la sua celebre biblioteca, l’ala nord era invece occupata dal ramo secolare della famiglia, in origine da Taddeo, nipote di Urbano VIII e dalla sua sposa Anna Colonna. I locali adibiti a Galleria Nazionale d’Arte Antica sono ubicati al piano nobile di questa parte del palazzo; tra le volte affrescate si segnala, nella sala VII, l’affresco raffigurante il Trionfo della Divina Sapienza, eloquente esempio di pittura romana del ‘600 di gusto classicista, eseguito fra il 1629 e il 1633 da Andrea Sacchi. Le due ali si diversificano anche per le scale attraverso le quali si accede ai due settori del palazzo. A sinistra del porticato,  si apre la Scala monumentale, attribuita a Bernini, che rispecchia la tipologia classica cinquecentesca detta a “pozzo quadrato” con un effetto luministico spettacolare che ben si può riferire alla sensibilità e all’ideale artistico di Bernini.

A destra del porticato, la scala a chiocciola attribuita a Francesco Borromini, immetteva ai locali adibiti dal cardinal Francesco a biblioteca. La scala si snoda intorno ad un vano ellittico con estrema leggerezza e ripete nello schema, il modello cinquecentesco di Palazzo Farnese a Caprarola, opera del Vignola. L’odierno ingresso su via delle Quattro Fontane fu sottolineato con la costruzione del cancello e della cancellata.

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Centro storico - Porticato

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